Il Concordato Preventivo Biennale (CPB) entra nel suo secondo anno di applicazione. L’adesione resta facoltativa ma può rappresentare un’opportunità di pianificazione fiscale per le partite IVA con ricavi compatibili. Vediamo quando conviene davvero e su cosa porre attenzione.
Cos’è il CPB in sintesi
L’Agenzia delle Entrate propone al contribuente un imponibile concordato per i due esercizi successivi, calcolato sulla base degli indici sintetici di affidabilità (ISA) e dei dati storici. Il contribuente può accettare o rifiutare. Se accetta, paga le imposte sull’imponibile concordato indipendentemente dai redditi effettivi (con alcune eccezioni e franchigie).
Quando l’adesione conviene
- Quando i ricavi attesi sono in crescita rispetto al biennio precedente: il concordato “blocca” la base imponibile a un valore inferiore
- Quando si prevede un investimento significativo che eroderà il margine ma non i ricavi (l’ISA tende a sopravvalutare la marginalità)
- Quando si vuole stabilità di pianificazione finanziaria pluriennale
Quando non conviene
- Quando si prevede una contrazione del business — meglio pagare sui redditi reali
- Quando si è all’inizio di un nuovo ciclo di investimenti che genererà perdite fiscali (il CPB non consente di compensare con perdite future)
- Quando il punteggio ISA è già ottimo: l’agevolazione marginale è ridotta
Aree di attenzione
L’adesione al CPB ha implicazioni sui controlli (limita le verifiche tradizionali in caso di rispetto del concordato) e sulla compensazione delle perdite. La decisione va presa con un’analisi quantitativa specifica della situazione del contribuente, non per default.
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